Perché l’apnea?

A chi non è mai capitato di trovarsi a pelo d’acqua con una maschera, notare qualcosa sul fondo e volersi avvicinare per capire cosa fosse?

Si inizia impacciati con una capriola, si prova a scendere, -1 metro… -2 metri… La maschera che spinge sul viso, la sensazione di orecchie ovattate, uno sguardo ravvicinato all’oggetto sconosciuto e poi subito su a riprendere fiato, il pelo dell’acqua che si avvicina, quell’istante prima di riemergere, e…

Ritorniamo a respirare

La sensazione di “fame” di aria che si trasforma in pura gioia quando si ritorna a respirare, i polmoni che si riempiono di aria nuova… O almeno così crediamo, ma questo è un altro discorso…

Perché l’apnea? In inglese è freediving… già la parola free dovrebbe far capire tutto… “Libero”, ma libero da cosa? Dalle paure, dalle ansie, dallo stress, dalle necessità, dall’attrezzatura, dagli artifici, quella sensazione di poter volare… Ma il motivo non è questo…

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Si e quindi perché l’apnea? Oggi è uno sport in cui l’uomo ha raggiunto risultati un tempo impensabili. Si pensi a Enzo Maiorca, ogni volta che riemergeva dopo un tuffo faceva gridare al miracolo, -50 metri nel 1961 (CWT), -60 nel 1976 (CWT) e così via, una continua competizione con altri mostri sacri dell’apnea dell’epoca. Il record oggi appartiene al russo Alexey Molchanov -129 metri. Il record femminile appartiene alla nostra Alessia Zecchini con -104 metri, stabilito lo scorso 10 maggio. Quindi, il motivo è la competizione? No neanche questo…

Ma allora perché l’apnea? Con le bombole si sta più tempo giù, si ha più tempo per guardare le cose, ci si gode di più l’immersione, si ma… non è questo il motivo…

E quindi, perché l’apnea? Nessuno di quelli che la praticano ve lo saprà spiegare mai, o almeno non riuscirà mai a spiegarvelo come vorrebbe, la verità è che bisogna provarla… E allora, la domanda diventa, Apnea? Perché no?