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Snorkeling, il mare per tutti

Esperti nuotatori, amanti della vita marina, ma…

Ho paura a non vedere il fondo, chissà cosa ci sarà, cosa può venire fuori!!! Ci sono squali? E meduse? Ma le murene sono pericolose?

In tanti amano nuotare (e sono anche bravi), sono incuriositi dalla vita sotto il pelo dell’acqua, ma intimoriti dal fatto di non poter vedere cosa c’è dove il mare diventa “blu”, non osano allontanarsi e quindi esplorare i tratti di costa che spesso sono ricchi di vita e di aspetti naturalistici importanti.

Nel particolare la Riviera di Ulisse, con le sue aree marine, oggi protette con la nascita dell’omonimo Parco, ha dei tratti di costa che regalano sorprese sotto tanti punti di vista. Per chi non ama affidarsi all’attrezzatura subacquea e approcciarsi ai primi corsi con le bombole, ma non ama neanche trattenere il respiro e dedicarsi all’apnea, c’è la possibilità di rivolgere le proprie energie allo snorkeling, sempre in sicurezza e/o accompagnati da un istruttore e guida ambientale.

Cos’è lo snorkeling? Nel 1962 Edoardo Vianello cantava “Con le pinne fucile ed occhiali“, beh dimentichiamoci il fucile, ma “armiamoci” di pinne, maschera e boccaglio (in inglese snorkel, da questo il termine snorkeling) e siamo pronti a tuffarci dove il “mare è una tavola blu”. Non occorre sapere trattenere il fiato, non occorrono attrezzature ingombranti e pesanti, ma basta sapere dove e cosa guardare. Restando a pelo di acqua si possono osservare spugne, ricci, polpi, nudibranchi, meduse, pesci di varie specie e conoscere così la biodiversità e la ricchezza del nostro Mediterraneo.

Per gli appassionati non ci vorrà molto a riconoscere le varie specie, per chi invece si avvicina a questa attività basterà seguire una guida ambientale che aiuterà a riconoscere, catalogare ed interpretare ciò che si sta osservando.

Oltre all’aspetto ricreativo ed educativo, c’è un altro aspetto da considerare, la possibilità di sentirsi “Sentinelle del mare” e partecipare a progetti oggi denominati citizen science (scienza dei cittadini), in cui ognuno di noi armato di tanta curiosità, può contribuire ed aiutare quindi la comunità scientifica a mappare la biodiversità e creare così dei database utili in ambito di ricerca e sviluppo.